1922

Emilio Scanavino nasce a Genova il 28 febbraio da Sebastiano Scanavino e Maria Felicina Sterla. Durante la sua infanzia, poiché il padre è perseguitato politico, non potendo uscire a giocare con gli altri bambini, passa le sue giornate sul terrazzo di casa, costruendo ninnoli e piccoli giochi di carta, che lancia in cortile ai bambini liberi.
Passa così le sue giornate, in compagnia dei colombi che vivono nella colombaia che i genitori hanno fatto costruire per lui. Questa passione non lo lascerà mai, tanto da dedicarsi da adulto al collezionismo di preziosi “colombi viaggiatori” che acquista in Belgio e in altre città all’estero.

1934

Frequenta per quattro anni la scuola magistrale di Genova con scarso rendimento. Suo padre vorrebbe farlo imbarcare su un cargo come mozzo, in modo da conferirgli ordine e disciplina, poiché Scanavino dedica il suo tempo a disegnare e costruire “oggetti inutili”.

1938

Chiedendo un’ultima possibilità al padre per non imbarcarsi, esprime il desiderio di iscriversi al Liceo Artistico di Genova. Questo cambiamento stimola le sue capacità e attitudini artistiche, dandogli un forte impulso culturale. Si avvicina alla letturatura e alla poesia di autori come Guillaume Apollinaire, André Gide, Jacques Prévert, Marcel Proust, Jean Paul Sartre, Federico Garcìa Lorca, Franz Kafka e Dylan Thomas. Nella stessa scuola incontra Giorgina Graglia, che diventa sua moglie nel 1946.

1942-43

Si diploma nel giugno del 1942, anno in cui inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria Romano di Genova. Si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Milano, ma viene presto chiamato alle armi: l’8 settembre 1943 si trova ad Ancona come Sottotenente. Abbandona l’esercito e si rifugia sulle montagne della Liguria fino alla fine del conflitto.

1945-47

Dopo la fine della guerra, lavora come disegnatore tecnico presso l’Amministrazione Comunale di Genova, impiego che abbandona presto per dedicarsi completamente alla pittura. Abita in uno studio sopra le Mura dello Zerbino, dove ricomincia a dipingere. Nel 1946 prende uno studio a Milano, una soffitta in Foro Bonaparte, e frequenta l’ambiente di Brera e i pittori che si incontrano al famoso Bar Jamaica. Qui conosce Fontana, Dova, Crippa, Dangelo, Manzoni, Dadamaino e tanti altri. Inizia a sentire l’esigenza di viaggiare e attratto dalla scuola impressionista francese va a Parigi nell’agosto del 1947, dove soggiorna qualche tempo incontrando critici, poeti e artisti come Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. Visita i maggiori Musei d’arte e rimane particolarmente affascinato dall’opera “Il bue squarciato” di Rembrant del 1655 esposta al Louvre. Colpito dalla tavolozza di VanGogh, torna in Italia con il desiderio di sperimentare l’arancio di cadmio e la sua singolare pennellata “piatta”. Incuriosito dal Cubismo, analizza tutta l’opera di Picasso, passando dai quadri figura-tivi a quelli cubisti, cercando di incontrarlo nel suo studio senza però riuscirci. Riesce invece a conoscere Georges Braque, con cui ha un interessante conversazione nel suo studio.

1948

L’esperienza parigina si rivela fondamentale nel suo percorso stilistico, in particolare per gli echi del post cubismo, che assimila e interpreta in sua chiave, come mostrato dalle opere presenti nella sua seconda mostra personale alla Galleria Genova e L’Isola. In questo periodo prende parte agli incontri culturali settimanalmente organizzati in Galleria, con personaggi del mondo dello spettacolo come Elsa Albani, Ferruccio De Ceresa, Alberto Lupo e Damiano Chiesa che diventa poi Direttore del Teatro Stabile di Genova, oltre ai pittori Rocco Borella, Gianetto Fieschi, Rita Saglietto ed altri. Nel 1948 visita la Biennale di Venezia, la prima del secondo dopoguerra, dove è esposta anche la collezione di Peggy Guggenheim.

1949-50

Nasce il figlio Sebastiano. Nell’anno seguente lascia definitivamente il lavoro presso il Comune di Genova e si dedica completamente alla sua pittura. Dal 1950, l’artista entra in contatto con Tullio Mazzotti e lavora alla sua Manifattura ceramica ad Albisola.
Espone alla XXV Biennale di Venezia e suscita l’attenzione della critica. Nello stesso anno riceve ex aequo il Primo Premio alla V Mostra regionale genovese.

1951-52

Partecipa al I Premio Borletti, alla Palazzina Borletti, a Milano.
Si presenta la prima occasione di esporre il suo lavoro all’estero: nel maggio del 1951 alla Apollinaire Gallery tiene una mostra personale insieme alla scultrice americana Sarah Jackson, con cui è in contatto già da un paio d’anni dopo aver esposto insieme in una collettiva del 1949 a Firenze, Ricostruzione del ponte di Santa Trinità, mostra celebrativa. In occasione della sua mostra alla Apollinaire Gallery trascorre diverso tempo a Londra, dove incontra molti artisti tra cui Philip Martin, Eduardo Paolozzi e Graham Sutherland con i quali instaura duraturi rapporti. L’esposizione riceve la visita e suscita l’interesse di Henry Moore, come riportato da un cronista del quotidiano «Il Secolo XIX» in un articolo del 20 giugno 1951.
È profondamente impressionato dall’opera di Francis Bacon, che lascia in Scanavino un segno profondo.
Nella fabbrica di Tullio Mazzotti ad Albisola, il suo forte rapporto con la terra tradotto nel desiderio di lavorare la creta lo porta a incontrare numerosi artisti e a stringere un importante rapporto di amicizia con alcuni di loro. Tra questi Lucio Fontana, Sebastían Matta, Guillame Corneille, Asger Jorn, Wifredo Lam, Gianni Dova, Roberto Crippa, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Giuseppe Capogrossi, Agenore Fabbri e Aligi Sassu.
Accanto agli artisti incontra e frequenta Édouard Jaguer e André Verdet, che Scanavino ha già conosciuto a Parigi, luogo in cui continua a tornare, anche per brevi viaggi, fino al 1958.
Ad Albisola conosce anche Carlo Cardazzo, che in quel periodo aveva iniziato già da tempo a diffondere tra Milano e Venezia un nuovo circuito d’arte contemporanea, con un’attività d’avanguardia, presentando nella sua Galleria del Naviglio il primo Ambiente spaziale di Fontana e realizzando la prima personale europea di Jackson Pollock.
Poco dopo il loro incontro Cardazzo diventa il mercante di Scanavino.
L’artista viene nominato titolare di cattedra di ornato e figura presso il Liceo Artistico “Nicolò Barabino” di Genova, dove insegna per quattro anni.
Nel 1952 alla Galleria del Naviglio e alla Galleria del Cavallino, si tiene la II edizione del Premio Graziano ed è la prima volta che Scanavino espone in una delle gallerie di Cardazzo.
Il critico d’arte e poeta Guido Ballo comincia ad occuparsi della sua pittura.
I galleristi Guido Le Noci, Arturo Schwarz e Giuseppe Gastaldelli si interessano ai suoi quadri.
Nasce la figlia Paola.

1953

Scanavino riceve il Premio Gaetano Ballardini all’XI Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza e partecipa all’VIII Premio Lissone per la pittura.
La personale di Scanavino alla Galleria del Cavallino a Venezia, con un catalogo contenente un testo del pittore Aligi Sassu, è la sua prima occasione espositiva monografica dopo quella di Londra.
Gravita intorno al gruppo milanese degli spazialisti, che ha come punto di riferimento la Galleria del Naviglio, senza mai aderire ufficialmente agli intenti del movimento.

1954

Viene premiato all’VIII Premio Michetti di Francavilla al Mare.
Nell’estate partecipa alla prima edizione degli Incontri Internazionali della Ceramica organizzata da Asger Jorn ad Albisola, con Karel Appel, Corneille, Matta, Enrico Baj, Lucio Fontana e Sergio Dangelo.
Espone le sue opere ceramiche presso la Galleria del Cavallino, a Venezia, in una mostra personale organizzata da Carlo Cardazzo, e alla Galleria Totti, a Milano, con catalogo contenente un testo di Tullio d’Albisola.
Sempre ad Albisola, Scanavino incontra Mario Bardini, architetto con il quale l’artista collabora realizzando il rivestimento esterno in ceramica del suo Chiosco del fiore per la X Triennale di Milano, ricevendo dalla giuria la Medaglia d’argento per la ceramica.
Espone alla XXVII Biennale di Venezia.
Il suo lavoro compare anche in una collettiva alla Galleria Bonino, a Buenos Aires, e nella rassegna Scanavino, Borella, Allosia, Baj, Fasce tenuta alla Galleria Numero, a Firenze.

1955

A febbraio alla Galleria del Naviglio di Milano viene allestita una mostra personale di Scanavino presentata dai testi di Giampiero Giani, Roland Giguère e del critico francese Édouard Jaguer, fondatore del movimento parigino e della rivista, chiamati “Phases”. Con Jaguer è l’inizio di un importante rapporto che li porterà poi in futuro a sviluppare insieme progetti espositivi ed editoriali.
Espone nell’ambito di Boella, Fieschi, Mesciulam, Scanavino, alla Galleria Rotta di Genova.
Nell’estate Scanavino partecipa a Phases de l’art contemporain, alla Galerie Creuze, a Parigi.
Tra dicembre 1955 e gennaio 1956, si tiene il V Premio Graziano alla Galleria del Naviglio e il secondo riconoscimento va in ex aequo a Scanavino e a Ettore Sottsass, il quale l’anno precedente gli ha dedicato un articolo sulla rivista «Domus».

1956

Continuano le relazioni internazionali dell’artista. La mostra personale dal titolo Scanavino gouache et dessins alla Galerie Apollo di Bruxelles in marzo viene presentata da un testo di Christian Dotremont, figura cruciale legata al Gruppo CoBrA.
Partecipa a Milano all’esposizione Pittori d’oggi presso la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, alle collettive Spazialismo, alla Galleria del Naviglio, e alla collettiva Corneille, Scanavino, Vanderkam, Wolvecamp, W. Couzijn, alla Galerie Espace, ad Haarlem.
È l’unico artista italiano della rassegna This is Tomorrow, che si tiene alla Whitechapel Art Gallery di Londra tra agosto e settembre, invitato da Anthony e Sarah Jackson, con i quali mantiene rapporti assidui anche dopo la personale congiunta del 1951.
L’ingegner Mario Bardini lo chiama ad intervenire all’Hotel Al Saraceno di Varigotti, dove è coinvolto anche Lucio Fontana.
Alla fine dell’anno espone alla Troisième Exposition Internationale presentata da Jaguer alla Galerie Kléber di Parigi.
In questo anno alterna il soggiorno parigino a brevi viaggi a Londra, dove incontra di nuovo Eduardo Paolozzi, del quale diventa amico.
Scanavino viene inserito nel volume di Giampiero Giani Spazialismo: origini e sviluppi di una tendenza artistica, pubblicato in questo anno.

1957-59

Conclude i primi contratti con Carlo Cardazzo e Peppino Palazzoli della Galleria Blu di Milano.
Si trasferisce da Genova a Milano ed uno dei maggiori studiosi dell’Informale italiano ed europeo, Enrico Crispolti, allora giovane critico, inizia a frequentare il suo studio milanese situato in una soffitta in via Tamburini.
La Galleria d’Arte Selecta di Roma, sempre riconducibile a Cardazzo, ospita la personale Scanavino presentata da un testo di Guido Ballo.
Partecipa alle mostre Peintres d’aujourd’hui. France-Italie realizzata presso il Palazzo delle Arti, al Parco del Valentino, a Torino, e Artisti spaziali: Capogrossi, Crippa, Fontana, Scanavino, alla Galleria del Naviglio, a Milano.
Riceve il X Premio Lissone Internazionale per la Pittura, a cui segue una nuova partecipazione alla XI Triennale di Milano. Nello stesso anno, è presente a Phases, l’importante evento organizzato dallo Stedelijk Museum di Amsterdam.
Carlo Cardazzo si assicura l’esclusiva vendita delle sue opere.
Conosce Gillo Dorfles, Roberto Sanesi, Franco Russoli, Fernanda Pivano, Alain Jouffroy.
Nel 1957 realizza il bassorilievo per il Genio Civile di Imperia.
Con Édouard Jaguer pubblica La nuit est faite pour ouvrir les portes, edito da Arti Grafiche Schenone.
Prende parte ad alcune rassegne curate da Palma Bucarelli: Malerei des Jungen Italien, presso la Fränkische Galeri di Norimberga, Moderne Italiensk Maleri di Copenhagen, Pittori tedeschi e italiani contemporanei, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a Roma, che sarà ripetuta allo Städtisches Museum Leverkusen di Oslo.
Espone inoltre a Buenos Aires, in occasione delle rassegne The 1958 Pittsburgh International Exhibition e 20 Artistas Italianos de Hoi, al Museo Nacional de Bellas Artes.
Alla XXIX Biennale di Venezia riceve il Premio Prampolini.
Nel 1958 Carlo Cardazzo, con cui ha ormai un rapporto esclusivo, presenta alla Galleria del Naviglio di Milano la mostra Incontro America-Italia, un confronto tra la nuova arte americana e i suoi artisti di punta, nella quale sono esposte opere di Kline, Rothko, Neuman, Norman Bluhm, Sam Francis e gli italiani Capogrossi, Fontana, Crippa e Scanavino.
Continuano i suoi viaggi in Francia e, quando è a Parigi, frequenta Gianni Bertini, Dova, Corneille, Poujet e Jaguer.
Nel 1959 tiene diverse mostre personali alla Galleria del Naviglio a Milano, alla Galerie Schmela a Düsseldorf e alla Galleria del Cavallino di Venezia con catalogo e testo di Umbro Apollonio.
Continua la sua attività internazionale: la mostra Peintres et sculpteurs italiens: du Futurisme à nos jours al Musée des Beaux Arts di Lione; l’Exposición Boa Phases, al Museo de Bellas Artes di Santa Fe e la rassegna New Names in Italian Painting, I Magnin Italian Festival, a Los Angeles. Seguono, Documenta II. Kunst nach 1945 (Malerei), al Museum Fridericianum, a Kassel e la 11. Jahresausstellung der Neuen Darmstädter Sezession mit Italienischen Malern, all’Institute Mathildenhöhe, a Darmstadt.
Partecipa inoltre insieme a Capogrossi, Crippa e Fontana all’esposizione 4 artistes spatialistes italiens, alla Galleria Kasper di Losanna.
È presente alla VIII Quadriennale d’Arte, al Palazzo delle Esposizioni, a Roma, e dell’XI edizione del Premio Lissone.

1960-61

Presenta una mostra personale a Bruxelles, alla Galerie Aujourd’hui, Palais des Beaux Arts.
Viene invitato alla XXX Biennale di Venezia con una sala personale nel padiglione centrale.
Vince il Premio Spoleto, il Premio Sassari, il Premio Valsesia e il Premio Lignano.
Compie un viaggio negli Stati Uniti, visita New York ed espone nella mostra The New Generation in Italian Art del Museum of Fine Arts di Dallas. Il suo lavoro è in mostra ancora in Francia a Parigi alla Galerie Charpentier e alla Galerie Internationale d’Art Contemporain.
Pierre Restany, interessato al suo lavoro, lo include nella sua pubblicazione Lyrisme et Abstraction edito dalla Galleria Apollinaire di Milano. Partecipa alla VI Biennale di Tokio, "The Japan International Art Exhibition" mostra internazionale allestita al Tokyo Metropolitan Art Museum di Ueno.
Partecipa alla manifestazione collettiva Anti-process presentata prima alla Galerie des Quatre Saisons di Parigi, dandogli modo d’approfondire i suoi legami con gli intellettuali francesi Jean Jacques Lebel e Alain Jouffroy.
Prende parte alle tappe italiane della manifestazione, alla Galleria Il Canale di Venezia, in concomitanza con l’apertura della XXX Biennale, e alla Galleria Brera di Milano nel giugno del 1961. Oltre a lui gli artisti partecipanti sono Baj, Bat Josef, Bona, Bouvier, Brauner, Cazac, Corso, Crippa, Paolucci, Dado, Dorcely, Dova, Ferro, Guino, Harloff, Herold, Hiquily, Hundertwasser, Lam, Lebel, Le Toumellin, Licata, Lora, Manina, H. e P. Martin, Matta, Metcalf, Michaux, Mondino, Oppenheim, Penalba, Peverelli, André-Poujet, Quentin, Saby, Tancredi, Tinguely, Visieux, Zanartu.
Sempre nel 1961 realizza mostre personali presso la Galleria del Circolo di Cultura di Bologna e la Galleria del Cavallino di Venezia.
In quest’anno viene nuovamente premiato al XII Premio Lissone e partecipa a rassegne cruciali del decennio: la VI Biennale di San Paolo del Brasile, Arte e contemplazione a Palazzo Grassi a Venezia e Young Italian Painters al Museo d’arte moderna di Kamakura, in Giappone.
È poi presente alla The Pittsburgh International Exhibition of Contemporary Painting and Sculpture, organizzata dal Department of Fine Arts del Carnegie Institute e alla mostra Dorazio, Garelli, Sanfilippo, Scanavino a Roma, presso la Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani.
Dal 1960 fino al 1962 produce in un seminterrato situato in Viale Legioni Romane a Milano, dove di fronte c’è lo studio dell’artista e amico Aricò.

1962

Acquista una vecchia casa contadina a Calice Ligure. La trasforma in atelier e lì trascorre gran parte del suo tempo a dipingere e scolpire.
Stringe amicizia con il collezionista Gianni Malabarba e con il prof. Ugo Ruberti.
Inaugura una mostra personale alla Galleria L’Attico di Fabio Sargentini a Roma, che gli era stata proposta dal critico Enrico Crispolti già nel 1959, il quale cura il catalogo dell’esposizione.
Segue Assetto Capogrossi Scanavino, alla Joachim Gallery, a Chicago. Nel mese di marzo si tiene la mostra personale Scanavino. Opere recenti, alla Galerie Internationale d’Art Contemporain di Parigi. Come era uso dopo l’inaugurazione di una mostra, tutti gli artisti si incontrano poi per cenare insieme ma in quell’occasione Carlo Cardazzo invita Scanavino e Giorgina all’Opéra di Parigi, per un concerto di Juliette Gréco. La loro assenza causa lo scontento degli amici artisti.
In questo anno inaugura anche le personali alla Galleria del Cavallino di Venezia con catalogo avente un testo di Gillo Dorfles, ed è presente alla I Mostra Internazionale organizzata dalla Galleria Bevilacqua La Masa a Venezia, presentata da Peggy Guggenheim.
In questo stesso anno, riceve l’XVI Premio Michetti a Francavilla al Mare.
Nell’ambito di una esposizione organizzata dalla Finsider al parco Sokolniki di Mosca nella primavera del 1962, dedicata alle realizzazioni dell’industria italiana, viene promossa dall’Italsider una mostra di pittura a cura di Eugenio Carmi e Bruno Munari. Scanavino si reca in questa occasione in Russia insieme a Cardazzo e altri artisti invitati: Franco Gentilini, Edmondo Bacci, Giuseppe Capogrossi.
Alain Jouffroy gli dedica il lungo saggio La Questione S e altri significativi scritti negli anni successivi.

1963

Scanavino realizza una serie di personali in ambito nazionale e internazionale: alla Galleria del Naviglio di Milano, con un catalogo corredato da una poesia di Dylan Thomas, alla Galerie Smith di Bruxelles, alla Galerie Birch di Copenhagen e a Genova, presso la Galleria Rotta, con un catalogo con testi di Germano Beringheli e Alberto Martini.
A Milano in occasione di una eccezionale mostra personale di opere di Joan Miró, presentata da Carlo Cardazzo alla Galleria Il Naviglio, Scanavino incontra l’artista francese che gli fa dono del volume a cura di Jacques Dupin, Joan Miró, edito da Il Saggiatore, Milano, corredandolo di dedica personale. In quell’occasione, sapendo che Scanavino ha creato un Laboratorio per la produzione di ceramiche, gli suggerisce l’uso del forno da lui adottato, costruito esattamente sul modello degli antichi forni coreani, alimentato solo a legna, perché Miró pensa che il calore delle resistenze elettriche non sia adatto ad ottenere i risultati che lui vorrebbe.
Riceve il Premio La Spezia.
Carlo Cardazzo, che per sette anni ha sostenuto Scanavino con l’impegno di un amico, muore improvvisamente. La sua scomparsa fa decadere il progetto che aveva in serbo per farlo esporre a New York.
Renato Cardazzo prosegue il lavoro del fratello e contribuisce ad allargare la fama di Scanavino in Italia e all’estero.

1964

Viene allestita la mostra Emilio Scanavino, presso la Galleria del Cavallino a Venezia, accompagnata da un catalogo con testo di Renzo Guasco. Seguono la personale alla Galleria La Bussola di Torino e la presenza in occasione delle collettive Pittura a Milano dal 1945 al 1964, allestita negli spazi di Palazzo Reale, a Milano, e Mario Sironi en acht hedendaagse Italiaanse schilders, al Museum Boymans-Van Beuningen. Partecipa al XIII Premio Nazionale di Pittura Francesco Michetti a Francavilla al Mare, al Premio Marche 1964 e all’VIII Mostra Nazionale di Arti Figurative, ad Ancona.

1965-67

Nel 1965 vengono allestite a Milano e a Verona le mostre alla Galleria del Naviglio, con catalogo avente un testo di Guido Ballo, e presso la Galleria Ferrari con un testo di Alessandro Mozzambani.
Scanavino espone alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, al Palazzo delle Esposizioni, alla Biennale di San Marino e presso il Casinò Municipale di Cannes partecipando alla rassegna collettiva L’art actuel en Italie.
Per qualche tempo abita e lavora a Tradate. Lì dipinge i quadri che poi espone nel 1966 alla XXXIII Biennale di Venezia, dove viene invitato con una sala personale, un ambiente ottagonale ideato con l’architetto Scarpa, e vince il premio Pininfarina.
Le grandi tele esposte sono accompagnate in catalogo da un saggio di Guido Ballo.
Sempre nel 1966 espone alla Galleria De’ Foscherari, a Bologna con catalogo e testo di Pietro Bonfiglioli, alla Galleria Ferrari di Verona, e nel contesto di altre importanti collettive: Aspetti dell’arte italiana contemporanea, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a Roma; Tokyo International Exhibition of Art, in Giappone; Graphics ’67, presso la Lexington University of Kentucky Art, in Inghilterra.
Partecipa nel 1967 a eventi internazionali come la rassegna curata da Palma Bucarelli Exhibition of Contemporary Italian Art presso il National Museum of Modern Art a Philadelphia ed è poi presente alla mostra Five from Milan. Exhibition of Painting and Sculptures by Bonfanti, Cappello, Nangeroni, Scanavino, Volpini, organizzata dalla Philadelphia Art Alliance.
Le sue opere sono inoltre esposte a Il Museo Sperimentale di Torino, presso la Galleria Civica della città.

1968-69

Ritorna a Milano ma risiede sempre più a Calice Ligure. Nella località si stabiliscono numerosi artisti che finiscono con il costruire attorno a Scanavino una piccola comunità tra i quali Adami, Berkeley, Bertini, Bonalumi, Biasi, Cagnone, Camilli, Fabbri, Forrester, Icaro, Lam, Lepiem, Mambor, Mariani, Marzé, Mitsuo Miyahara, Mondino, Nangeroni, Roth, Sarri, Stefanoni, Peverelli, Pinelli, Spadari, Jacques Trouvé, Verdet, Nanda Vigo e Turcato. A Calice arrivano negli anni anche altri artisti a fargli visita come Philip Martin e Andy Warhol.
Nel 1968 nasce l’opera Necrologio per Fontana che testimonia il rapporto di grande stima reciproca che lega Scanavino a Lucio Fontana, nell’anno della scomparsa dell’artista.
Sempre nel 1968 vengono realizzate tre esposizioni personali con cataloghi e interventi di Cesare Vivaldi presso la Galleria Arco d’Alibert a Roma, alla Galleria Il Punto a Torino e alla Galleria del Naviglio a Milano.
Pubblica il libro in edizione limitata A mezzo della notte con 15 litografie che accompagnano le 7 poesie di Gianni Malabarba del quale compare anche una poesia nel catalogo della mostra Scanavino alla Galleria Alberti di Omegna.
Un’altra personale si tiene alla Galleria La Bertesca, a Genova.
Viene nuovamente invitato alla XXXIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.
Nel 1969 la Galleria Il Naviglio di Milano organizza, in occasione della rassegna Naviglio incontri, la mostra Emilio Scanavino. Il reale occulto, accompagnata da un catalogo con testo di Eligio Cesana, ed è chiamato a tenere altre mostre personali allo Studio Sant’Andrea di Milano e alla Galleria Stefanoni a Lecco. Torna nuovamente ad esporre in Francia, al Palais de l’Europe di Mentone, partecipando a L’art graphique du XX siècle, una mostra dedicata all’arte grafica del XX secolo.

1970

La New Smith Gallery di Bruxelles dedica all’artista una personale.
Vince il primo premio della Palmarès Huitième alla VIII Biennale Internazionale d’Arte di Mentone.
Partecipa a Dix maîtres italiens de la peinture contemporaine, presso il Château Musée a Cagnes-sur-Mer e alla III Internationale der Zeichnung, presso l’Institute Mathildenhöhe di Darmstadt.
Franco Castelli, direttore de «L’Uomo e l’Arte» a Milano, diventa suo amico e sostenitore.
A Calice Ligure costruisce un nuovo grande studio sempre all’interno della sua proprietà, nel quale opera fino alla sua scomparsa.
È in quest’anno che acquista a Roma un abitazione studio, che terrà fino al 1974, nei pressi di Piazza del Popolo, in Via del Babuino.
Compra casa a Parigi in Rue de Rivolì 222 e prende uno studio nella zona araba della città.
In questo periodo frequenta tutto l’entourage degli artisti parigini e italiani in Francia tra cui Graham Sutherland, che lo accoglie poi nella sua villa di Mentone e che sarà a sua volta diverse volte ospite a Calice Ligure.
Realizza i lavori editoriali insieme a Roberto Sanesi, Ipotesi dell’ospite inatteso e Un lavoro difficile, il quale cura anche alcuni cataloghi sull’artista.

1971

A Roma ha rapporti di lavoro e di amicizia con Arturo Zavattini.
Compra una casa e uno studio a Golfe Juan, vicino a Vallauris, avendo così modo di frequentare i musei e La Colombe d’Or, il famoso ritrovo degli artisti della Costa Azzurra. Qui continua la frequentazione con André Verdet, protagonista della cultura e dell’arte francese, che sempre in quell’anno scrive uno dei testi contenuti nel catalogo della mostra personale al Palais de l’Europe di Mentone intitolata Scanavino. 10 Peintures.
Successivamente stringe amicizia con il direttore Émile Marzé.
Frequenta la Galleria Sapone di Nizza, che ospiterà poi una sua personale.
In primavera prende parte alla mostra rappresentativa dell’arte italiana 20 artistas italianos, al Museo de Arte Moderno a Città del Messico, esponendo insieme ad Adami, Alviani, Aricò, Baj, Carrino, Castellani, Ceroli, De Romans, Del Pezzo, Novelli, Dorazio, Pardi, Perilli, Parzini, Pistoletto, Pozzati, Romagnoni, Schifano e Tadini.
Realizza la grande opera Omaggio all’America Latina, eseguita a quattro mani con lo scultore Alik Cavaliere, costituita da 156 elementi, recanti ciascuno il nome di un martire per la libertà del Sud America, in occasione dell’invito per la XI Biennale di San Paolo del Brasile. L’opera, non esposta per intervento delle autorità consolari, viene censurata perché il soggetto è ritenuto di natura politica e quindi extra artistica. Tornato in Italia il retablo diventa simbolo di libertà richiesto da istituzioni pubbliche, da galleristi e dagli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università Statale di Milano, per una manifestazione con Giorgio Gaber.
Nasce il progetto editoriale Scanavino. Io mani, con testi di Crispolti e Jouffroy e immagini fotografiche di Guido Cegani.
L’artista interviene inoltre alle esposizioni: Aspetti dell’Informale, che si tiene prima alla Pinacoteca Provinciale di Bari, poi a Palazzo Reale di Milano, e Adami, Errò, Philip Martin, Scanavino, presso lo Studio Gastaldelli di Milano.

1972

Supera con successo una delicata operazione per una malattia circolatoria. Guarisce e dà l’avvio ad una nuova fase creativa della sua pittura.
In quest’anno si tiene la mostra Omaggio all’America Latina. Emilio Scanavino e Alik Cavaliere realizzata dalla Galleria De’ Foscherari, a Bologna, e accompagnata da un catalogo con testo di Enrico Crispolti.
Continua la sua attività internazionale in sedi come: la Neue Galerie der Stadt, il Wolfgang Gurlitt Museum di Linz, lo Stadtmuseum di Wels, il Kulturamt der Landeshauptstadt di Klagenfurt.
Compie viaggi in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svizzera, Austria, America del Nord, Brasile, Venezuela, Messico.
Viene pubblicato uno studio di Francesco De Bartolomeis, Il progetto dell’irrazionale di Emilio Scanavino, dove si precisa una lettura innovativa del suo simbolismo esistenziale.

1973-75

La Jetzt Kunsthalle di Darmstadt gli dedica una vasta e approfondita antologica, nata dal sodalizio con Bernd ed Elisabeth Krimmel che ne curano il catalogo, poi riproposta anche in Italia in due differenti occasioni: a Venezia a Palazzo Grassi e a Milano a Palazzo Reale.
Sempre nel 1973 l’artista viene inoltre invitato a Der Grafiska Mediet inom den italienska avantgardismen, dall’Italienska Kulturinstitutet C.M. Lerici di Stoccolma.
Presenta alla X Quadriennale di Roma, riguardante la Situazione dell’arte non figurativa, la grande sequenza dei quattro dipinti intitolati Pittura.
Nel 1974 espone a Palazzo Reale, a Milano, in occasione della mostra La ricerca dell’identità corredata da catalogo con testo di Gianfranco Bruno.
È nel 1975 che viene allestita l’antologica Emilio Scanavino presso la Levy Galerie di Amburgo. Inoltre allestisce a Parigi la mostra personale Scanavino, pitture ed acrilici su cartone alla Galerie La Pochade. Partecipa alla X Quadriennale di Milano.

1976

È in rapporti di amicizia e di lavoro con Giorgio Marconi.
In questo anno si realizzano la mostra Scanavino alla Galleria Editalia di Roma, con catalogo che include un testo di Giulio Carlo Argan, e la personale di Udine, presso la Galleria Plurima di Valentino e Anna Turchetto. L’artista è poi presente alle esposizioni L’esperienza moderna 1957-1959, organizzata presso la Marlborough Gallery a Roma, e L’Immagine Altra, Rassegna di Pittura e Scultura Astratta, presso gli Antichi Arsenali delle Repubblica, ad Amalfi.

1977-78

Lo Studio Marconi di Milano inaugura la grande mostra Scanavino. La porta, il viaggio accompagnando l’esposizione con un catalogo con testo di Roberto Sanesi. L’esperienza viene ripetuta alla Galleria Civica di Arte Moderna, presso il Castello di Portofino, e questa volta il catalogo è curato da Bernd Krimmel. Segue la personale alla Galleria Marin, a Torino, e le collettive Pittura Italiana 1950-1970, presso Villa Malpensata, a Lugano e Italienische Malerei 1950-1970, al Künstlerhaus, a Vienna.
Alterna la sua attività tra Parigi e l’Italia.
Nel 1978 Franco Russoli e Giulio Carlo Argan firmano i testi del catalogo della mostra Emilio Scanavino allestita presso il Centro Culturale Olivetti, a Ivrea.

1979-80

Espone alla Galerie Mathias Fels di Parigi, personale con catalogo e testo di Roberto Sanesi.
È poi alla Galleria Cesarea, a Genova, dove viene allestita sempre una mostra personale accompagnata dal catalogo con contributo di Germano Beringheli, e alla Galleria Plurima di Udine. Una selezione di opere è inoltre presente a Lisbona, alla Gravura abstracta italiana, Galeria de exposições temporárias.
Nel 1980 vengono realizzate le esposizioni personali presso la Galleria Giuli, a Lecco, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Parco Massari a Ferrara e il Mercato del Sale a Milano.
Lascia Parigi per ragioni di salute.

1981-83

Viene allestita la mostra Emilio Scanavino presso lo Studio Gastaldelli, a Milano (catalogo con testo di Alberto Galimberti) e a quest’anno risalgono anche gli eventi espositivi Il materiale delle arti. Processi tecnici e formativi dell’immagine, presso il Castello Sforzesco, a Milano, e Linea della ricerca artistica in Italia, Palazzo delle Esposizioni, Roma.
Nel 1982 all’opera dell’artista viene dedicata la rassegna internazionale d’arte contemporanea del Castello Aragonese di Ischia. Il catalogo contiene interventi di Gerardo De Simone, Giulio Carlo Argan, Vitaliano Corbi, Giorgio di Genova, Gino Grassi, Aldo Passoni e Franco Russoli.
Vive tra Calice Ligure e Milano. Nonostante il progressivo aggravarsi del suo stato di salute, continua a lavorare e ad avere un’intensa attività espositiva in spazi pubblici e privati.
In questo ultimo periodo è coadiuvato da Mario Valente.
Nell’anno seguente Scanavino partecipa alla mostra Informale in Italia, dedicata a Francesco Arcangeli e curata da Renato Barilli e Franco Solmi, presso la Galleria d’Arte Moderna, a Bologna.

1984-85

Espone una serie di ceramiche presso il Museo della Ceramica di Albisola Mare e una sua mostra personale è ospitata dalla Galleria Morone, a Milano.
Si svolge una sua mostra personale a Firenze al Palazzo dei Congressi e nell’estate espone nel Castello di Tours in Francia insieme a Dorazio, Nangeroni, Fraccari, Pulini, Pozzati e Marchionni.
Nella Limonaia del Palazzo dei Congressi, a Firenze, viene allestita nel 1985 la mostra Emilio Scanavino. Il segno del tempo.

1986

Manca a Milano il 28 novembre.